Come tutti i tormentoni estivi, è impossibile non imbattercisi almeno una volta durante la stagione più calda. E così, in questi ultimi mesi, qualsiasi frequentatore del web ha visto almeno una volta un’immagine color verde acqua con una busta disposta in obliquo ed una scritta bianca posta sotto. Ma di che si tratta? Si chiama Sarahah ed è un’applicazione che viene utilizzata per inviare e ricevere messaggi tra amici, ma in forma anonima.

Sarahah nasce nel 2016 come semplice sito internet, il cui scopo era quello di spronare i dipendenti delle aziende a dispensare consigli ai manager senza incappare in spiacevoli conseguenze. Il trucco, infatti, sta nell’anonimato: i messaggi vengono ricevuti senza visualizzare il nome del mittente. Ma il vero boom l’ha raggiunto dopo il 13 giugno 2017, quando debutta nel mondo dei social, trasformandosi in app e consentendo a chiunque di utilizzarlo anche nella sfera privata.  La sua paternità appartiene a Zain al-Abidin Tawfiq, ventinovenne originario dell’Arabia Saudita, analista di sistemi aziendali presso una società petrolifera. Il giovane arabo non poteva neanche immaginare che la sua creazione, nel giro di pochissimo tempo, ottenesse un record di download che, ad oggi, si aggira intorno ai 20 milioni.

Da strumento per il miglioramento dei rapporti aziendali a piattaforma di sfogo collettivo il passo è stato breve. Ma come funziona nel concreto? Bisogna accedere allo store del proprio dispositivo (cellulare o tablet), scaricare la app e creare il proprio account. Una volta effettuato il primo passo, Sarahah provvederà alla ricerca di tutti gli amici presenti in agenda che utilizzano la stessa applicazione: adesso si può procedere ad esprimere giudizi, lasciare recensioni e commentare i propri contatti attraverso messaggi che verranno recapitati ai diretti interessati senza mostrare l’identità di chi li invia. Un ulteriore elemento caratteristico è l’impossibilità di rispondere ai messaggi che si ricevono; così, il destinatario non saprà mai chi ha avuto un determinato pensiero su di lui e il mittente non saprà mai cosa ha pensato nel riceverlo.

“Sarahah ti aiuta a scoprire i tuoi punti di forza e le aree per migliorare, ricevendo commenti sinceri dai tuoi dipendenti e dai tuoi amici in maniera privata”

Così è come si presenta Sarahah nel suo sito internet. L’idea iniziale era onorevole e poteva rivelarsi utile per chiunque volesse suggerire delle migliorie, denunciare situazioni sgradevoli sul posto di lavoro o sfogarsi di una scorrettezza ricevuta da parte di colleghi o dirigenti. Ma i buoni propositi sono rimasti tali? I rischi della diffusione globale sono molteplici, soprattutto se si pensa con quanta facilità ci si nasconde dietro ad un media digitale. Tra gli utenti, infatti, potrebbe nascondersi chi non è dotato delle migliori intenzioni e potrebbe sfruttare tale strumento per effettuare cyberbullismo. Per tutelarsi, Zan ha indicato l’applicazione come “utile alla critica costruttiva” e, al momento del download, se ne raccomanda l’utilizzo da parte di minori sotto la supervisione di un genitore.

Sarahah in arabo significa “onestà”, ma si può davvero definire tale se si sente il bisogno di nascondersi dietro l’anonimato e senza il rischio di una replica negativa? Lo stesso padrino ha peccato a riguardo, omettendo ai suoi utenti la potenziale violazione della privacy. Per consentirne l’utilizzo, infatti, l’applicazione accede ai dati dell’utente e li memorizza su di un server. Il rischio, a detta di Zan, non si pone, in quanto l’accesso ha l’unico scopo di favorirne il funzionamento e tali dati non verranno divulgati in alcun caso. Sarà davvero così?

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