Facciamo un po’ di chiarezza

Da qualche ora si sta (s)parlando dello scandalo di Facebook, che in poco tempo è divenuto un caso internazionale e ha terrorizzato chi è avvezzo alla disinformazione. La situazione è meno complessa e pericolosa di quello che sembra, ma noi di KuboWeb cercheremo di fare un po’ di chiarezza per voi. Ciò di cui si sta argomentando, e di cui non si ha ancora la certezza, riguarda l’America. Per il momento non sono sorti pericoli per l’Italia. Pertanto, prima di farci prendere dalla fobia della violazione della privacy e abbondare il web per sempre, informiamoci e valutiamo.

Il caso

Il problema sorge nel 2013. Quando il CEO di Facebook Mark Zuckerberg consente l’acceso ad alcuni dati al ricercatore della Cambridge University Aleksandr Kogan, con l’intento di sviluppare un’applicazione chiamata “thisisyourdigitallife”. La stessa serviva a predire i comportamenti delle persone analizzando la loro scia online, e a stilarne dei conseguenti profili. Per quanto benevolo volesse esser lo scopo, è facile comprendere come una così importante analisi socio-psicologica possa far gola ai magnati di diversi ambiti, tra cui la politica. Così, il New York Times e The Observer hanno reso nota la loro inchiesta giornalistica in merito a potenziali collegamenti con le elezioni presidenziali USA del 2016. Dalla ricerca svolta risulta che Kogan abbia venduto i dati ottenuti da Zuck alla Cambridge Analytica, l’azienda di consulenza e marketing digitale di cui fa parte Steve Bannon, lo stratega della campagna elettorale di Donald Trump.

La verità

In uno scenario simile, con implicazioni di ogni genere, è facile farsi prendere dal panico e gridare al complotto; ma finchè non si concludono le ricerche non si avrà la certezza del fatto. Di certo è stato dichiarato che i dati condivisi sono solo “numeri” e che gli individui presi in analisi sono “anonimi”. Se ciò fosse vero, la privacy di ognuno è salva, ma rimane il fatto che con risposte relative a grandi numeri risulta semplice influenzare l’intera massa. Ma questo era facilmente prevedibile. Quando cerchiamo qualcosa online e otteniamo risposte semplici e rapide ESATTAMENTE a ciò che desideriamo, è perché il web registra tutto e ripercorre i nostri passi fatti per anticipare quelli futuri. Google in primis sa tutto di noi, a seguire i social network, tra cui spicca Facebook, appunto. Se le grandi aziende commerciali possono sfruttare i nostri movimenti online, perché non dovrebbero farlo anche i politici che hanno in pugno le sorti del mondo intero? Infatti, nelle ultime ore l’epidemia si sta espandendo ed hanno incluso al centro del mirino il Russiagate. Non sarà un’esagerazione?!

Perché proprio Facebook

Il social network per eccellenza nasce nel 2004, come una sorta di diario universitario destinato agli studenti della Harvard University. Solo in seguito viene aperto al pubblico mondiale, tra cui si diffonde a macchia d’olio in pochissimo tempo. Il suo pregio è quello di riuscire a collegare persone separate a causa di distanze spazio-temporali e farle venire a conoscenza di tutto ciò che avviene nel mondo reale. Come in una sorta di piazza virtuale, personalizzabile con facilità in base ai propri interessi. Facebook è molto più malleabile rispetto a Twitter e simili, ma concedendo di fare proprio TUTTO, il rischio che si incontri chi lo utilizza con troppa leggerezza e chi può trarne profitto è altissimo. Il nostro consiglio in merito è sempre lo stesso: utilizzate gli strumenti tecnologici ed il web con coscienza e criterio e, per qualsiasi dubbio, affidatevi ad una web agency valida e affidabile, come la nostra.

L’ultima parola a Zuckerberg

facebook zukA seguito del polverone che si è sollevato, Mark ha voluto rispondere ai suoi utenti proprio attraverso la sua pagina Facebook. Non c’è stata una vera e propria ammissione di colpa, ma solo tante parole per descrivere il problema e tentare di recuperare la situazione. Ha messo le mani avanti dichiarando anzitutto che il suo team sta già lavorando per risolvere il problema e tutelare la privacy dei fruitori, cosa di cui si era già fatto premura ad inizio 2018. Zuck afferma che era all’oscuro di quanto avvenuto e che Kogan non aveva il diritto di diffondere i dati privati. Aggiunge, che hanno già provveduto a cancellare la app e a rimuovere quanto registrato fino ad ora dalla Cambridge Analytica. Non sapremo con certezza quanto siano affidabili le sue dichiarazioni e se possiamo stare tranquilli, ma a suo favore va il fatto che, fosse realmente implicato nella faccenda, rischierebbe di dover risarcire miliardi di dollari per i danni causati. Ad oggi ha già perso un gran potenziale in borsa ed un gran numero di utenti, e noi vogliamo ben sperare gli sia servita da lezione.

Noi di KuboWeb non ci sentiamo di abbandonare la sua piattaforma, che continueremo ad utilizzare per sensibilizzare gli utenti ed evitare la diffusione della disinformazione.

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