Al ventesimo anniversario dalla sua nascita, torna il famoso animaletto virtuale più amato al mondo.

L’originale marchiato Bandai Namco.

 

A 21 anni dalla sua prima comparsa, torna tra le mani dei padroncini virtuali il cyber-pet che ha segnato un’intera generazione: il Tamagotchi. Ideato da Aki Maita e distribuito dalla Bandai, fa la sua prima apparizione in Giappone nel 1996. Dall’anno successivo invade i mercati internazionali, tra cui quello italiano, facendo breccia nei cuori di tutti i bambini nati negli anni 80.

L’orologio a ovetto: “tamago” in giapponese significa “uovo”, e “tchi” deriva dal finale di “watch”, orologio in inglese (la i rimane un mistero…)

La storia del Tamagotchi….

tamagochiChi è cresciuto alla fine del secolo scorso ricorderà bene il Tamagotchi, l’animaletto virtuale da accudire come una qualsiasi creatura reale, con un’unica differenza: resuscitava! Ha la forma di un ovetto colorato  della dimensione di una noce, con uno schermo lcd monocromatico in grandi pixel. Dotato di  un apposito portachiavi per portarlo sempre con sè.

All’interno del guscio viveva un cucciolo di origine aliena a cui bisognava dar da mangiare, oltre che pulirlo, curarlo, coccolarlo, farlo giocare ed educare. Solo 3 tasti per svolgere la tua missione, che era quella di farlo crescere al meglio evitando di farlo morire. Tenere sotto controllo la sua saluta ed il suo umore era semplice, grazie all’apposito indicatore in percentuale. Ma non solo, grazie ai costanti bip che emetteva in caso di bisogno. Per evitare il fastidio si poteva silenziare, ma così si rischiava di ignorare le sue richieste e farlo morire di fame, o peggio ancora sepolto sotto i suoi stessi escrementi. In tal caso appariva un angelo che volava in cielo, ma subito dopo si poteva ricominciare l’avventura con un nuovo cucciolo, senza dover cambiare uovo.

La moda dei nineties

Il Tamgotchi è un oggetto semplice e leggero che oggi verrebbe snobbato dalla maggior parte dei bambini digital addicted. Ma per quegli anni era un videogame di grande innovazione tecnologica. La grafica degli schermi era ancora poco sviluppata, non si aveva neanche la minima idea di cosa sarebbero arrivati a fare gli smartphone. Il massimo di videogame  portatile era il Game Boy, pesante, grossolano e bisognoso di costose cartucce per funzionare. Complice il prezzo irrisorio (circa 25000 lire in Italia), la forma attraente e l’arma a doppio taglio del possedere un animale domestico (per la gioia dei genitori non sporca, non ingombra e non consuma), raggiunse rapidamente l’intero globo terreste, come un’epidemia.

Il boom fu talmente clamoroso da provocare infinite file presso i punti vendita (un po’ come ciò che avviene oggi con gli iPhone) e, in un primo momento, si è calcolato che i giapponesi ne acquistassero uno al secondo. Nel corso degli anni, la Bandai tentò di aumentare l’assortimento creandone diversi per forme e colori, per Game Boy, Nintendo DS e Wii; 37 in tutto le versioni originali prodotte, senza dimenticarci degli innumerevoli fake sorti a seguito dell’enorme successo.

A volte ritornano…

Il 2017 è l’anno del revival e, dopo il Nintendo classic, il Nokia 3310, Crash e perfino il pagliaccio It, è la volta del Tamagotchi. Nel frattempo sono stati vendute più di 80 milioni di cyber-pet. Abbiamo assistito a numerosi casi di dipendenza da cucciolo elettronico, visto sorgere simulatori più innovativi per consolle (tipo Nintendogs e Catz) e la Bandai si è fusa con la concorrente Namco. La holding composta da due grandi nomi del mondo dei videogame ha cavalcato l’onda sollevata dai nostalgici e riportato in cima un oggetto cult degli anni 90. Nonostante nel tempo tentò un ampliamento del gioco con i colori, un sito internet dedicato (Tamagotchi friends) e nuove funzioni come la possibilità di riprodursi, comunicare con altri Tamagotchi e fare shopping, la foga iniziale andò via via scemando. Pochi i fedeli collezionisti sopravvissuti, che tutt’ora possono acquistare le limitate versioni originali a prezzi esagerati: su Amazon toccano il picco di 1000 dollari a unità. E dopo questo ritorno, a quanto balzerà quella cifra.

Buon anniversario Tamagotchi!

tamagotchiLa Bandai Namco ha deciso di festeggiare il compleanno dell’alieno virtuale piovuto dal cielo all’interno del suo ovetto con una seconda pioggia di meteoriti. Che cosa ne penserà la Motta (leggi l’articolo sul caso Buondì)? A parte gli scherzi, per adesso noi italiani non siamo contemplati dalla casa produttrice, che li ha rilanciati sul mercato giapponese nell’aprile scorso. L’ultima novità, invece, viene dall’America, dove il 13 ottobre la casa produttrice ha annunciato che il ritorno negli States è previsto per il 5 novembre. La versione “20th anniversary” sarà acquistabile su Amazon ad un prezzo di circa 15 dollari. Lo schermo passerà da 32×16 pixel a 16×16 pixel, la confezione sarà quella originale con l’aggiunta del logo dell’anniversariO. Sarà disponibile in arancio, bianco, blu, azzurro, azzurro chiaro e rosso.

Per gli impazienti?

Cari amici di Kuboweb, non preoccupatevi di esser stati ignorati dalla Bandai Namco (per adesso), seppur non potrete avere il vostro uovo tra le mani, ci sono altri metodi per accudire il cucciolo virtuale. Piuttosto, abbiate paura di tutti gli angeli Tamagotchi che avete fatto volare in cielo senza alcun ritegno! Oggi le soluzioni alternative sono numerose e vanno dalle versioni fake che si trovano ovunque a pochi euro alle infinite App, originali e non. Nell’App store, infatti, si possono trovare animali di ogni genere, gratuiti o a pagamento. Dall’originale alieno alla cacchina Pou, dai pulcini (ci sembra anche giusto!) ai fantasmi (attenti, avete molte anime sulla coscienza…), dai gattini agli unicorni, dai vari Digimon, Sailormoon e Dragonball marchiati Bandai Namco a… Cthulhu (provare per credere)! Credete siano banali o pensate di avere idee migliori? Non temete, noi di Kuboweb sviluppiamo App per il tuo tablet o smartphone, che sia iOs o Android.

Nel frattempo tentiamo il preorder, bramosi di fare un tuffo nel passato…

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